Mi chiamo Laura, ho 43 anni, e mi porto dentro un dolore che non riesco a sciogliere. Ho perso entrambi i miei genitori a distanza di pochi anni l’uno dall’altra, prima mio padre, poi mia madre. Entrambi sono stati portati via dalle metastasi. Io li ho assistiti da sola, giorno dopo giorno, tra ospedali, medicine, visite, spesa, crisi emotive. Ci ho messo tutta me stessa, anche quando mi sembrava di non avere più energie.
Negli ultimi mesi con mia madre è stato tutto più difficile. Una persona le mise in testa strane idee, e lei arrivò persino a cambiare la serratura di casa. Io, che già vivevo un momento personale complicato, mi sono ritrovata fuori da quella stessa porta che avevo aperto mille volte per aiutarla. Il mio compagno mi ha sostenuta, ma dentro mi sentivo sola, scartata, tradita.
Mia madre era diventata aggressiva con me, mi insultava anche per le cose più piccole. Quando uscivamo per fare la spesa, non passava giorno senza che mi umiliasse. Io ingoiavo tutto, sempre, ma non lo meritavo. Avevo anche segnalato la situazione al centro dove era in cura, ma la risposta che ho ricevuto è stata quasi un rimprovero. Nessuno ha davvero ascoltato.
Dopo la loro morte, mio fratello si è tirato fuori da tutto. La casa è stata messa subito in vendita. Io non ho nemmeno avuto modo di raccogliere qualcosa che fosse veramente mio, qualcosa che mi aiutasse a sentire ancora un legame. Non ho avuto tempo per piangere.
Mi sento derubata. Del mio ruolo, del mio dolore, della possibilità di elaborarlo.
Non scrivo per commuovere. Scrivo perché voglio urlare, silenziosamente, insieme a tutte le persone che, come me, sono rimaste sole nel lutto.
Cara Laura,
le tue parole arrivano con tutta la loro intensità, come un fiume trattenuto troppo a lungo che finalmente cerca uno sfogo.
C’è una forma di dolore che non è fatta solo di assenza, ma anche di stanchezza accumulata, di delusione, di mancato riconoscimento. E il tuo racconto ne è un’espressione potente.
Hai vissuto non uno, ma due lutti importanti, e li hai attraversati in solitudine, in assenza di sponde, in mezzo al conflitto e alla fatica emotiva. Prendersi cura di qualcuno fino all’ultimo respiro è un atto d’amore straordinario, ma può diventare anche un peso schiacciante se non c’è nessuno che si prende cura di chi si prende cura.
È comprensibile che tu oggi ti senta svuotata, arrabbiata, derubata. Forse il tuo lutto non ha avuto ancora lo spazio e il tempo per respirare, per essere nominato, per essere accompagnato. E questo può rendere tutto più duro.
Dal punto di vista clinico, potremmo ipotizzare che tu stia vivendo un lutto complesso con elementi traumatici e relazionali, in cui la difficoltà di elaborare è amplificata:
- dalla mancanza di riconoscimento esterno del tuo dolore;
- dalla conflittualità familiare e dalla percezione di ingiustizia;
- da dinamiche relazionali dolorose vissute negli ultimi tempi con tua madre;
- dalla mancanza di supporto istituzionale e terapeutico.
In situazioni come la tua, potrebbero essere utili alcuni percorsi psicoterapeutici:
La PGDT (Prolonged Grief Disorder Therapy) potrebbe aiutarti a esplorare il tuo legame con i tuoi genitori, anche nelle sue ambivalenze, e a integrare il dolore in una narrazione personale che ti restituisca voce e dignità.
Un approccio come l’EMDR potrebbe sostenerti nel rielaborare i momenti di alta intensità emotiva, come la chiusura fuori casa, gli insulti, il senso di abbandono.
La Compassion Focused Therapy (CFT) potrebbe offrirti strumenti per coltivare una voce interna più gentile, compassionevole, che contrasti quella parte di te che forse si colpevolizza o si sente sbagliata.
Anche l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) potrebbe aiutarti a tornare in contatto con ciò che conta per te, e a ricostruire una direzione personale nonostante la sofferenza.
Laura, non sei sola, anche se il mondo intorno ti ha fatto credere il contrario. Ogni parola che hai scritto è un passo verso la cura. Meriti ascolto, riconoscimento, e la possibilità di ritrovare uno spazio tuo — nel dolore, ma anche nella vita che ancora ti aspetta.
Con profondo rispetto!

