Ho perso mia figlia da venti giorni. Sento come se il cuore mi fosse stato strappato

Sono passate poco più di tre settimane da quando mia figlia è morta. Aveva trent’anni. Solo pochi mesi prima aveva avuto una bambina e la sua vita sembrava finalmente prendere una direzione luminosa.

Da quel giorno ho la sensazione di muovermi dentro una specie di sogno cattivo. La mattina mi sveglio e per qualche secondo penso che nulla sia successo, poi la realtà ritorna e mi travolge di nuovo.

Mia figlia viveva all’estero, in un’altra città europea. Quando ho saputo che stava male ho cercato di partire subito, ma non sono riuscita ad arrivare in tempo. Questo pensiero mi tormenta: non sono riuscita a rivederla, non ho potuto tenerle la mano negli ultimi momenti.

In più, per una serie di complicazioni burocratiche, non abbiamo ancora potuto organizzare il funerale come avremmo voluto. Mi sembra tutto sospeso, incompiuto, come se la realtà stessa facesse fatica ad accettare ciò che è accaduto.

Solo pochi mesi fa ci eravamo salutate con la promessa di rivederci presto. Eravamo felici per la nascita della bambina. Pensavo che avremmo condiviso tante cose insieme, che l’avrei vista crescere come madre.

Continuo a chiedermi perché sia successo. Perché la vita può essere così crudele. Mi ritrovo a pensare che anni fa avevo già perso mia madre molto giovane e adesso mi sembra che la vita mi abbia tolto di nuovo qualcosa di essenziale.

Non riesco a capire quale senso possa avere tutto questo. Mi sento come se qualcuno mi avesse strappato una parte del cuore.

 

Leggendo le tue parole si percepisce quanto questo dolore sia ancora vivo, quasi fisico. Sono passate poche settimane e tutto quello che racconti – la sensazione di irrealtà, il pensiero che continua a tornare su ciò che è accaduto, il bisogno di capire perché – è qualcosa che molte persone sperimentano quando una perdita arriva così improvvisa e così profondamente contro natura.

Per un genitore, la morte di un figlio o di una figlia è un evento che mette in crisi l’ordine stesso della vita. È come se il mondo smettesse improvvisamente di avere la logica che aveva prima. Per questo la mente continua a cercare spiegazioni, a domandarsi quale disegno possa esserci dietro, a ripercorrere gli ultimi momenti e a fermarsi su ciò che non è stato possibile fare.

Nel tuo caso c’è anche un dolore molto specifico: non essere riuscita ad arrivare in tempo. Quando succede qualcosa del genere, è facile che la mente resti intrappolata in quel punto, come se quel momento racchiudesse tutto il significato della relazione. Ma l’amore tra una madre e una figlia non si misura negli ultimi minuti o negli ultimi giorni. È fatto di tutta la vita condivisa prima. Anche se tu non hai potuto esserci fisicamente in quel momento, il legame che avete costruito non scompare e non viene cancellato da quell’assenza.

È anche comprensibile che ti senta smarrita perché tutto sembra rimasto sospeso: il fatto di non aver ancora potuto celebrare un funerale, di non aver avuto un momento chiaro di commiato, spesso rende più difficile per il cuore e per la mente rendersi conto di ciò che è accaduto. I rituali, anche quando sembrano solo gesti formali, servono proprio a questo: aiutano a dare una forma alla perdita e a condividere il dolore con gli altri.

C’è poi un altro elemento molto forte nella tua storia: la presenza di quella bambina che è arrivata al mondo solo pochi mesi prima. Quando una nascita e una morte si toccano così da vicino, le emozioni possono diventare ancora più confuse. Da una parte c’è la vita che continua, dall’altra il vuoto enorme lasciato da chi non c’è più. Molte persone in questa situazione raccontano di sentirsi divise tra amore, dolore, nostalgia e incredulità.

In questo momento non è necessario trovare subito una risposta alle domande sul senso di tutto questo. Alcune domande del lutto restano aperte a lungo, e a volte cambiano forma col tempo più che trovare una vera risposta. Quello che può aiutare adesso è permetterti di attraversare il dolore senza sentirti obbligata a capire tutto subito.

Se puoi, prova a non rimanere sola dentro questo dolore. Parlare di tua figlia, ricordarla, raccontare chi era, cosa amava, cosa vi legava, può essere un modo molto concreto per continuare a darle un posto nella tua vita. Il legame con lei non si interrompe con la sua morte: cambia forma, ma continua a esistere nei ricordi, nelle parole, nei gesti che porterai avanti.

E forse, col tempo, anche nello sguardo di quella bambina che lei ha lasciato al mondo.

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