Il modello del processo duale di Stroebe e Schut: come affrontiamo il lutto oscillando tra perdita e ricostruzione

Il lutto non è un percorso lineare, ma un alternarsi continuo di emozioni, compiti e bisogni. Il Modello del Processo Duale di Margaret Stroebe e Henk Schut offre una prospettiva dinamica e flessibile per comprendere come le persone affrontano la perdita. Introdotto negli anni ’90 e validato da numerose ricerche successive, rappresenta oggi uno dei modelli teorici più riconosciuti nella psicologia del lutto.

 

Cos’è il modello del processo duale

Il modello del processo duale propone che chi affronta un lutto oscilli naturalmente tra due tipi di attività:

  • Orientamento verso la perdita (Loss-Oriented): tutte le emozioni e azioni direttamente legate al dolore, al ricordo della persona deceduta, alla tristezza, al bisogno di rielaborazione.
  • Orientamento verso il ripristino (Restoration-Oriented): le azioni e i pensieri rivolti alla ricostruzione della propria vita, alla gestione delle nuove responsabilità, alla ricerca di nuovi significati.

Questa oscillazione viene vista non come segno di instabilità, ma come un meccanismo di adattamento sano e necessario.

 

I due poli del Dual Process Modell

1. Orientamento alla perdita (Loss-Oriented). In questa fase la persona in lutto:

  • Rivive ricordi e momenti condivisi con chi è morto;
  • Esprime dolore, rabbia, tristezza, senso di vuoto;
  • Cerca senso e significato nella perdita;
  • A volte si isola o si ritira per elaborare.

È la parte del processo in cui il dolore viene “abitato”. Non viene evitato, ma accolto e sentito nella sua profondità.

2. Orientamento alla ricostruzione (Restoration-Oriented). Qui emergono i compiti legati alla vita che continua:

  • Gestione delle attività quotidiane;
  • Ridefinizione dei propri ruoli sociali;
  • Esplorazione di nuovi interessi o relazioni;
  • Investimento nel futuro e nel benessere personale.

Questa dimensione favorisce la resilienza, permettendo alla persona di ritrovare senso e direzione.

 

L’oscillazione: il cuore del modello

Uno degli aspetti più innovativi del modello è la “oscillazione” tra queste due polarità. Stroebe e Schut sottolineano che non si tratta di tappe da superare in sequenza, ma di un movimento continuo avanti e indietro.

In certi giorni il dolore è dominante. In altri, si cerca di vivere “normalmente”.
Entrambe le modalità sono necessarie e salutari.

Questa visione contrasta con i modelli lineari del lutto, e legittima il fatto che il dolore possa riaffiorare anche dopo settimane o mesi in cui si era “funzionato bene”.

Perché questo modello è importante

  • Normalizza l’instabilità emotiva: è normale non sentirsi sempre uguali, avere giornate buone e giornate difficili.
  • Integra la componente attiva dell’adattamento: chi è in lutto non è solo “passivo nel dolore”, ma cerca anche soluzioni, nuovi equilibri, strategie.
  • Fornisce una cornice utile anche ai terapeuti e caregiver, per capire dove si colloca la persona e cosa sta cercando di affrontare.

 

Il modello duale nella terapia del lutto

In contesto clinico, il modello del processo duale può:

  • Aiutare a valorizzare le strategie spontanee del paziente, senza forzarlo in un’unica direzione;
  • Sostenere l’equilibrio tra l’elaborazione della perdita e la promozione del futuro;
  • Prevenire il rischio di lutti complicati, riconoscendo se una delle due dimensioni è troppo trascurata.

Viene spesso integrato in approcci come l’EMDR, la PGDT o l’ACT, che ne condividono la visione dinamica e orientata all’adattamento.

L’oscillazione può talvolta bloccarsi: alcune persone restano “incastrate” nella perdita, altre evitano il dolore rifugiandosi solo nell’attività. In entrambi i casi, il sostegno psicologico può aiutare a ristabilire il movimento naturale del processo.

 

Domande frequenti

Il modello duale è adatto a tutti i tipi di lutto?
Sì, è applicabile a lutti per perdita di familiari, amici, partner, ma anche a lutti anticipatori o traumatici.

È normale sentirsi in colpa nei momenti di “ricostruzione”?
Sì. Il senso di colpa per “andare avanti” è frequente. Il modello aiuta a comprenderlo come parte del processo, non come tradimento.

Quanto tempo dura l’oscillazione?
Non esiste una durata fissa. Ogni persona ha il suo ritmo. L’importante è che l’oscillazione sia presente.

 

Il dolore non se ne va, cambia forma. E tu, lentamente, impari a danzare con lui.

Il modello del processo duale ci invita a non giudicare il modo in cui affrontiamo la perdita, ma a osservarne il ritmo, con rispetto e compassione.

Related articles