Quando attraversiamo un lutto – che sia la morte di una persona cara, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, della salute o di un ruolo identitario – non reagisce solo la mente. Reagisce prima di tutto il sistema nervoso.
La Stephen Porges, con la sua Teoria Polivagale, ci offre una chiave potente per comprendere cosa accade nel corpo e nelle emozioni quando subiamo una perdita.
Il lutto non è solo dolore: è una risposta neurobiologica
Secondo la Teoria Polivagale, il nostro sistema nervoso autonomo funziona su tre principali modalità:
- Sistema ventrovagale (connessione e sicurezza)
- Sistema simpatico (attacco/fuga, allarme)
- Sistema dorsovagale (blocco, collasso, spegnimento)
Nel lutto e nella perdita, queste modalità possono alternarsi in modo intenso e imprevedibile.
1) Stato ventrovagale – Sicurezza e connessione
Quando siamo in questo stato:
- Possiamo piangere e sentirci tristi, ma restiamo presenti.
- Riusciamo a parlare della perdita.
- Sentiamo vicinanza e supporto.
Nel lutto, questo stato può emergere nei momenti di condivisione, nei rituali, nel ricordo affettuoso.
2) Stato simpatico – Allarme e iperattivazione
Qui possiamo sperimentare:
- Ansia intensa
- Agitazione
- Immagini intrusive (soprattutto in perdite traumatiche)
- Rabbia o irritabilità
È frequente nei lutti improvvisi (incidenti, suicidi, diagnosi improvvise) o nelle separazioni conflittuali.
Il sistema nervoso è in modalità “pericolo”.
3) Stato dorsovagale – Blocco e spegnimento
Questo stato può manifestarsi come:
- Sensazione di vuoto
- Intorpidimento emotivo
- Stanchezza profonda
- Difficoltà a provare emozioni
Molte persone si preoccupano: “Perché non sento niente? Non mi importa più?”
In realtà, è una risposta protettiva: il sistema si spegne per non essere sopraffatto.
Lutto e oscillazione: perché passo da tutto a niente?
Uno degli aspetti più importanti è questo: non restiamo in uno stato solo. Possiamo passare:
- Dall’ansia al vuoto
- Dal pianto alla chiusura
- Dalla connessione all’isolamento
Questa oscillazione non significa che stai “reagendo male”. Significa che il tuo sistema nervoso sta cercando un nuovo equilibrio.
La Teoria Polivagale si integra bene con il Modello Dual Process del lutto (Stroebe & Schut): l’alternanza tra confronto con la perdita e ritorno alla vita quotidiana ha una base neurofisiologica.
E se la perdita non è una morte?
La lettura polivagale è particolarmente utile anche in perdite “non tradizionali”:
- Fine di una relazione
- Perdita del lavoro o del ruolo professionale
- Perdita della salute
- Rottura familiare
- Perdita della fede o di un sistema di valori
- ecc…
In tutte queste situazioni, il sistema nervoso può percepire:
- Perdita di sicurezza
- Perdita di appartenenza
- Perdita di identità
E reagire di conseguenza.
5 micro-pratiche polivagali per il lutto e la perdita
Non si tratta di “controllare” il dolore, ma di aiutare il sistema nervoso a sentirsi un po’ più sicuro.
1️⃣ Orientamento nello spazio
Guarda intorno a te e nomina 5 oggetti. Aiuta il cervello a tornare nel presente.
2️⃣ Respiro con espirazione lunga
Inspira 4 secondi, espira 6–7 secondi. L’espirazione attiva il ramo ventrovagale.
3️⃣ Contatto sicuro
Una mano sul petto o sull’addome. Il corpo percepisce contenimento.
4️⃣ Voce e suono
Canticchiare, parlare con qualcuno, leggere ad alta voce. Il nervo vago è collegato alla vocalizzazione.
5️⃣ Micro-connessioni
Anche un breve scambio di sguardi o un messaggio a una persona di fiducia può riattivare la sensazione di sicurezza.
Quando serve un aiuto professionale?
Se:
- Resti per settimane in stato di blocco o allarme intenso
- Le immagini intrusive non si riducono
- Il funzionamento quotidiano è gravemente compromesso
- Compaiono pensieri autolesivi
È importante rivolgersi a un professionista esperto in lutto e trauma.
Approcci come EMDR, ACT, CFT e PGDT possono integrare il lavoro polivagale in modo strutturato e sicuro.
In sintesi, la Teoria Polivagale ci aiuta a comprendere che:
- Il lutto non è solo emotivo, è neurobiologico.
- Ansia, vuoto, agitazione e spegnimento sono risposte adattive.
- Non sei “sbagliato”: il tuo sistema sta cercando di proteggerti.
- È possibile aiutare il corpo a ritrovare sicurezza, un passo alla volta.

