Meaning Making: un percorso per dare senso al dolore e alla propria storia
Il lutto non è solo la reazione alla morte di una persona cara: è anche una frattura nella nostra visione del mondo, dei valori, dell’identità. Quando perdiamo qualcuno che amiamo, perdiamo anche ciò che quella persona rappresentava per noi.
Il Meaning Making, letteralmente “costruzione di significato”, è un processo terapeutico che aiuta a trovare un nuovo senso dopo la perdita, senza negare il dolore, ma includendolo nella propria narrazione di vita.
Cos’è il Meaning Making?
Il concetto di Meaning Making ha solide basi nella psicologia contemporanea del lutto. Deriva dal lavoro di studiosi come Robert Neimeyer, che hanno dimostrato come l’elaborazione del lutto sia strettamente legata alla capacità di attribuire significato all’evento della perdita e di reintegrare la persona scomparsa in una nuova storia di sé.
Non si tratta di “pensare positivo”, ma di dare una forma narrativa al dolore, per riuscire a conviverci in modo più integro e consapevole.
Il processo di Meaning Making si sviluppa attraverso:
- la ricostruzione dell’identità personale dopo la perdita
- la rielaborazione dei valori e delle priorità
- la trasformazione del legame con la persona defunta, da presenza fisica a memoria viva
- la costruzione di senso anche nel dolore, senza minimizzarlo
Come funziona nella pratica clinica
Un percorso di Meaning Making può avvenire in setting individuale o di gruppo, ed è spesso integrato con approcci come ACT, PGDT, Narrative Therapy o CFT.
Tra le strategie utilizzate:
- narrazione guidata della propria esperienza di perdita
- esercizi di scrittura terapeutica (lettere al defunto, diario emotivo)
- dialogo sulle credenze personali (es. “perché succedono certe cose?”)
- ricostruzione dell’identità dopo il lutto
- esplorazione dei valori e degli obiettivi futuri
- coltivazione della crescita post-traumatica
Il terapeuta non fornisce risposte preconfezionate, ma accompagna la persona nel ritrovare connessioni, risonanze, significati soggettivi che possano trasformare la sofferenza in consapevolezza e apertura alla vita.
Applicazione specifica al lutto
Il Meaning Making è particolarmente indicato nei casi in cui:
- La persona ha perso un senso di direzione o identità dopo il lutto
- Il dolore è legato a una rottura della visione del mondo (es. “non credo più in nulla”)
- Si fatica a integrare l’evento nella propria storia di vita
- La persona sente il bisogno di attribuire un senso alla morte e di continuare in modo nuovo la relazione con chi non c’è più
Questo approccio aiuta a passare da una narrazione fondata sulla sola assenza a una narrazione che includa anche memoria, continuità e trasformazione.
Vantaggi e limiti dell’approccio
Vantaggi
- Approccio profondo e personalizzato, centrato sulla storia unica di ogni persona
- Favorisce integrazione del dolore e crescita esistenziale
- Compatibile con orientamenti religiosi, spirituali o laici
- Può essere molto efficace in percorsi di lungo termine
Limiti
- Non adatto nelle fasi iniziali e acute del lutto, in cui la persona è ancora sopraffatta
- Può risultare difficile per chi è molto razionale o bloccato emotivamente
- Richiede una buona alleanza terapeutica e disponibilità al lavoro riflessivo
È spesso usato in combinazione con approcci somatici o focalizzati sulla regolazione emotiva, per accompagnare le persone in modo globale e integrato.
FAQ – Domande frequenti sul Meaning Making e il lutto
Posso trovare un significato anche in una perdita ingiusta o traumatica?
Non sempre si trova un senso alla morte in sé, ma si può trovare un significato nella reazione, nelle scelte successive, nel modo in cui si porta con sé il ricordo.
Devo credere in qualcosa per fare questo tipo di percorso?
No. Il Meaning Making lavora con il tuo sistema di valori, che può essere laico, spirituale o religioso. Il punto è ciò che per te ha senso, non un sistema esterno.
Quanto tempo serve per ricostruire un significato?
Dipende. Per alcune persone può emergere in poche settimane, per altre richiede mesi o anni. Non c’è una scadenza: ogni percorso è unico.

