
Chiara Maltagliati
Psicologa Psicoterapeuta
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TAG: EMDR, Lutto perinatale, PMA, Coerenza Cardiaca, PVT
“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.”
Haruki Murakami
Da oltre vent’anni accompagno famiglie nel lavoro intorno al lutto, con una competenza specifica in quello pre e perinatale oltre che nei percorsi di procreazione medica assistita.
In questo tempo, l’incontro con molte storie di perdita mi ha sempre più radicata nell’idea che il lutto non è un evento che si può superare velocemente, ma un passaggio che chiede ascolto, tempo e relazioni sufficientemente sicure per poter essere attraversato.
Dal 2011 coordino progetti e percorsi sul lutto perinatale, mi occupo di formazione e sostengo operatori, genitori, fratelli, sorelle e familiari in colloqui individuali, di coppia e in gruppi AMA, lavorando in rete con servizi ed ospedali. In questo lavoro il dialogo con le équipe mediche ed educative è parte per me fondamentale ed integrante della cura, perché il modo in cui una perdita viene accolta e nominata incide profondamente sull’esperienza di chi la vive.
Il mio approccio
La mia formazione integra prospettive diverse che dialogano tra loro. L’orientamento psicoanalitico offre uno spazio di parola e di significato, in cui emozioni, pensieri e fantasie possono trovare posto senza giudizio; l’EMDR permette di lavorare sui traumi specifici legati al lutto, agli eventi medici e ai ricordi che continuano a invadere il presente, in una prospettiva in cui l’obiettivo diventa quello di pensare al futuro con possibilità.
Accanto a questi strumenti utilizzo la coerenza cardiaca per aiutare mente, corpo e cuore a ritrovare un ritmo più stabile e mi appoggio alla teoria polivagale per sostenere la regolazione del sistema nervoso e la possibilità di sentirsi di nuovo al sicuro nelle relazioni.
“Dopo il lutto, il silenzio pesa più del dolore stesso”, mi ha detto una madre qualche anno fa. Stare accanto a queste storie significa allora credere che non siano le frasi di circostanza o i consigli rapidi a lenire il dolore, ma la possibilità di sostare insieme in ciò che fa male, tessendo legami che restituiscano dignità all’esperienza e permettano a ciascuno di mantenere il ricordo e trovare direzioni di senso possibili.
Il mio modo di lavorare
Nel lavoro clinico adotto una postura relazionale empatica e contenitiva, attenta ai linguaggi non verbali del dolore e ai segnali sottili dei fratelli e delle sorelle che spesso restano sullo sfondo. Con bambini e bambine, genitori, operatori integro albi illustrati, arte e attività espressive per facilitare l’elaborazione simbolica, offrendo canali diversi a seconda delle persone che incontro.
Offro allora uno spazio pensato per chi sente che il lutto sta affaticando la propria vita e vuole trovare qualcuno con cui poterlo nominare. Si può iniziare da una domanda, da un ricordo, da un silenzio condiviso: da lì, si lavora insieme perché il dolore trovi un posto nella propria narrazione di vita.
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