La Lettera a sé stessi ti permette di scrivere parole di compassione verso la tua sofferenza
Nel tempo del lutto, la sofferenza può amplificare i pensieri giudicanti, la colpa, il senso di impotenza o fallimento. Spesso trattiamo noi stessi con una durezza che non useremmo mai con un amico.
La “Lettera a sé stessi nel dolore” è una pratica ispirata all’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e alla Compassion Focused Therapy (CFT), pensata per offrire parole gentili, accoglienti e umane a quella parte di noi che sta soffrendo.
Cos’è la Lettera a sé stessi?
È un esercizio di scrittura emotiva e compassionevole, in cui provi a rivolgerti a te stesso con la voce di una parte saggia e accogliente, capace di offrire comprensione, calore e incoraggiamento.
Scrivere questa lettera significa diventare un testimone compassionevole del proprio dolore. Non per negarlo, ma per accompagnarlo con presenza e rispetto.
A cosa serve?
- A contrastare l’autocritica, la vergogna o la colpa nel lutto
- A prendersi cura delle proprie emozioni difficili, senza giudizio
- A creare uno spazio interno di calore, accettazione e conforto
- A rafforzare la connessione con i propri valori e risorse interne
Quando farla?
- Nei momenti in cui ti senti schiacciato dal dolore
- Quando emergono pensieri autocritici o colpevolizzanti
- Quando hai bisogno di sentire una presenza amica… anche se solo dentro di te
- Come rito personale in giornate significative o ricorrenze
Benefici della pratica
- Riduce la sintomatologia depressiva e la ruminazione
- Aiuta a coltivare autocompassione e regolazione emotiva
- Rafforza la connessione con le parti sane, stabili e amorevoli del sé
- Aumenta il senso di continuità e coerenza personale nel percorso del lutto
Scarica la guida in PDF
Abbiamo preparato per te un documento stampabile con:
- istruzioni dettagliate
- esempi di incipit e frasi compassionevoli
- spazio per scrivere la tua lettera personale

